lunedì 30 settembre 2013

“Non smetto di sognare”, libro fotografico a scopo di autofinanziamento per il Mojoca, Movimento di giovani di strada di Città del Guatemala.

Il Mojoca è un movimento autogestito di ragazze e ragazzi di strada, fondato a metà degli anni novanta con l'aiuto di Gerard Lutte a Città del Guatemala. Si tratta di un progetto rivoluzionario, nato in un contesto dominato da organizzazioni “benefiche” gerarchiche e coercitive, che si arrogano il diritto di recludere i ragazzi di strada “per il loro bene”, di decidere i tempi e i modi della loro “salvezza”, ignorandone sogni e desideri, come se non avessero la capacità e il diritto all'autodeterminazione.
Il Mojoca pensa differente: nessuno salva nessuno, ma ciascuno decide per sé e si mette a disposizione degli altri. In poche parole, un ragazzo che vive in strada può decidere di uscirne e approfittare delle opportunità di studio e lavoro che il Movimento offre. Inizia così un percorso in cui la persona si fa progressivamente carico del proprio progetto di vita, consegue un titolo di studio, impara un mestiere, trova un lavoro e una casa. E quando ne sarà in grado sarà lui a dare un aiuto ai propri compagni che ancora vivono in strada. Tutti i ragazzi che fanno parte del Mojoca partecipano alle decisioni che li riguardano, senza ingerenze esterne, e nel fare questo creano una cultura nuova per il loro Paese, una cultura destinata a prendere piede e a cambiare lentamente le cose.

Laboratorio di pasticceria del Mojoca
Ma chi sono i ragazzi di strada? Di chi stiamo parlando? Parliamo di persone che per motivi diversi si ritrovano a vivere nelle strade di Città del Guatemala, spesso a partire da un'età ad una sola cifra. Parliamo di bambini maltrattati, che subiscono abusi all'interno delle proprie famiglie. Oppure vittime di povertà estrema, o di contesti familiari multi-problematici. Ogni storia è diversa, ma in generale parliamo di giovani che prendono una decisione dura: “Basta! Me ne vado in strada.” E da quel giorno iniziano una vita nuova, in cui devono badare a loro stessi. In un certo senso è per loro una bella avventura, che ha il sapore della libertà. Ma l'avventura si trasforma presto in una prigione, fatta di droghe e altre violenze, questa volta da parte di altri “abitanti” della strada, o della polizia.
Una simile scelta segna anche l'uscita dalla società rispettabile, come raccontano molti ragazzi: “La gente ci guarda con disprezzo, come se fossimo spazzatura.” Quello sguardo è la cosa più dura del vivere in strada, più della fame e del freddo, più delle botte. Il disprezzo della gente non fa che sgretolare sempre di più la loro fragile autostima, perpetuando la loro situazione di outsiders. Il Mojoca è per loro un'opportunità di reagire, di rompere il circolo vizioso della strada e delle droghe, di rientrare a far parte della società e dimostrare a se stessi e agli altri di “valere come persona”.
In questi tempi di crisi nemmeno il Mojoca se la passa troppo bene. Per mandare avanti la propria scuola, i laboratori professionali, i propri uffici e, in generale, la propria struttura, ha bisogno di una mano. Molte delle fonti di finanziamento che negli anni hanno supportato il Movimento sono venute meno, ma non tutto è perduto. Per questo c'è bisogno del vostro aiuto.
Ragazzi di strada durante un'assemblea del Mojoca

Cosa stiamo facendo:
Con le foto che Laura Pelliciari ha scattato tra il febbraio e il maggio del 2012 a Città del Guatemala, durante un periodo di volontariato con l'équipe di strada del Mojoca, e con parte delle testimonianze raccolte intervistando gli stessi ragazzi di strada che hanno voluto raccontarci la loro storia, abbiamo preparato un libro fotografico di circa 150 pagine.
Ora abbiamo bisogno di stamparlo e diffonderlo il più possibile. Più copie venderemo, più soldi potremo donare al Movimento per consentirgli di portare avanti le proprie attività.

Cosa potete fare voi:
  1. Prenotare una o più copie del libro, che avrà un costo di 15€ ciascuna.
  2. Impegnarvi a distribuire un certo numero di copie del libro nella vostra zona, attraverso la vostra associazione o la vostra cerchia di contatti.
  3. Aiutarci a raccogliere la somma necessaria per la stampa, che si aggira intorno ai quattromila euro per una tiratura di mille copie. Potete donare una cifra anche minima, farci un prestito, o collaborare con noi alla raccolta dei fondi necessari.
  4. Promuovere l'iniziativa su Facebook, Twitter e altri social network, condividendo il link a questa pagina.
Per contattarci scrivete all'indirizzo email associazione.ramingo@gmail.com. Sarete ricontattati al più presto per prendere accordi più precisi.

Andrea e Laura per l'Associazione Interculturale Ramingo